Reddito e ricchezza: Negli ultimi dieci anni, in Italia la disuguaglianza si è intensificata. I divari tra i ricchi e i poveri sono aumentati e cresce il numero di persone in condizioni di povertà estrema. I gruppi a più basso reddito non sembrano aver beneficiato della debole ripresa economica degli ultimi anni. A livello nazionale, la percentuale di famiglie che vivono in condizioni di povertà estrema è quasi raddoppiata al 6,9 % (2017), il cui dato peggiore (10,3 %) si registra nell’Italia meridionale.1 Nel 2014 la ricchezza netta media pro capite è diminuita da 88. 625 EUR a 87. 451 EUR. Il 20,3 % della popolazione, circa 12 235 000 individui, è a rischio di povertà (2017).2 Nel 2018 la ricchezza dei 21 miliardari italiani più ricchi presenti nella classifica stilata da Forbes è stata pari a tutte le risorse detenute dal 20 % più povero della popolazione.
Disuguaglianza intergenerazionale: Anche la disuguaglianza intergenerazionale ha subito un peggioramento: per la prima volta dall’inizio del ventesimo secolo le persone di età compresa tra i 25 e i 40 anni si troveranno in condizioni peggiori rispetto ai propri genitori, nonostante rappresentino la generazione più istruita nella storia d’Italia.
Persistono le disuguaglianze di genere: solo il 38,7 % delle giovani donne con un diploma di istruzione superiore è occupato, rispetto al 50,8 % degli uomini; solo il 43,3 % delle donne percepisce un reddito da lavoro (dipendente o autonomo) rispetto al 62 % degli uomini – la differenza di 18 punti è la terza più elevata nell’Unione europea dopo Malta e la Grecia. Vi sono marcate differenze tra il Nord e il Sud d’Italia: tasso di occupazione femminile nel Nord del 59,4 % è vicino alla media dell’UE, mentre quello del Sud, pari a 32,3 %, è di gran lunga inferiore.3 L’85 % delle famiglie monoparentali in condizioni di povertà estrema ha come persona di riferimento una donna. Le lavoratrici dipendenti guadagnano il 24 % in meno rispetto alle loro controparti maschili e le lavoratrici autonome guadagnano il 44 % in meno (2014).
Cooperazione internazionale: Nel 2018 l’aiuto pubblico allo sviluppo (APS) in Italia era pari allo 0,24 %,5 in calo rispetto allo 0,3 %,6 con quasi un terzo del totale dell’APS speso per i rifugiati all’interno dell’Italia. Solo lo 0,06 % dell’APS italiano è stato speso nei paesi meno sviluppati.
Differenze regionali: Tutti questi indicatori sono peggiori nell’Italia meridionale. Lo storico divario tra il Mezzogiorno e il Nord resta profondo e strutturale. Anche altre disuguaglianze geografiche sono importanti, tra le zone rurali e i piccoli comuni e i centri urbani. Le disuguaglianze territoriali procedono di pari passo con quelle ambientali, segnatamente nelle zone in cui i gruppi sociali più deboli sono maggiormente esposti all’inquinamento agricolo e industriale. Diverse sono le località interessate – le più note sono Taranto con l’inquinamento dell’acciaieria ex ILVA e la Terra dei Fuochi in Campania. I migranti e le minoranze, quali i Rom, sono oggetto di discriminazioni quotidiane.
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